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LA
LONGEVITA'
In attesa del "'verbo'' della Scienza, viene spontaneo, a chiunque affronti l'
argomento, arrovellarsi il cervello sulle ipotesi.
Riferendosi al fattore ambientale" c'è da chiedersi perchè non
siano altrettanto longeve le popolazioni dei paesi vicini che godono di analoghe
condizioni generali di vita e della stessa natura circostante.
Per tentare di rispondere a questo interrogativo mi sembra logico
supporre che nel paese dei longevi potrebbe esistere un "quid" in più che rende
l'ambiente "strettamente" campomelano migliore di altri.
Fantasticando su questa ipotesi occorre considerare che il ""quid"
potrebbe essere costituito da un continuo ricambio di aria ossigenata: dalle
gole delle colline prospicienti sul Golfo di Gaeta, penetrano correnti d' aria
che invadono la Valle del Liri e creano movimenti ascensionali che dalla base
del Colle" su cui si erge il paese" assumono un andamento a spirale, che porta
aria sempre ""nuova'"e ricca di ossigeno. Per altro occorre valutare che l' aria
proviene da Gaeta, spinta dalle più note correnti del Garigliano, cui alcuni
studi scientifici" tra i quali quello del compianto Preside Giovanni Viola" ("il
clima del Litorale della Provincia di Latina" E.P T 1968, analisi di
osservazioni meteorologiche raccolte dall'Osservatorio dell' I.TN. di Gaeta
dall'l gennaio 1887 al 31 dicembre 1967) affermano la particolare salubrità
dell'aria della Città del Golfo indicata come "sede" del miglior clima d'Italia.
Queste correnti d'aria attraversano le alture dei rilievi Aurunci e
Ausoni, ricchi di boschi e di vegetazione e quindi, giungono "filtrate ed
ossigenate" al Colle di Campodimele, ove si dividono e salgono con andamento
elicoidale, sfumando nel borgo medioevale.
Basta soffermarsi sulla strada di ingresso al paese, ove di recente
è stata collocata la statua di Padre Pio da Pietrelcina" per avvertire queste
correnti. L'effetto ovviamente è gradevole d'estate; ma lo è molto meno
d'inverno quando raggiungono una forza che sferza gli alberi, fa ululare le
grotte e costringe l'uomo a rifugiarsi
in casa.
Intuitiva ed autorevole testimonianza ci proviene dal poeta Libero
De Libero, il quale in una lirica dedicata a Campodimele, paese in cui era nata
la madre e dove usava trascorrere lunghi periodi, scrisse:
"Ma lassù
ove l' aria stempera il fiato dei crepacci ...>>.
Ed ancora: "Chi soggiorna nella contrada prende il sapore di quell' erba "e di
lei odora nella pelle, nei capelli, nella bocca, sicchè, allontanandosi, egli
esala altrove il ricordo di quei luoghi con un alito odoroso". Ma non si ferma
qui l' attenta osservazione del poeta:
«Questo palazzo ha le sue torri dirute, i falchi messaggeri e il vento, un vento
cavilloso e passionale che esce dalle grotte col respiro puro e fa svolazzare
migliaia di invisibili bandiere come avesse conquistato la roccia.
Ma d'inverno quel vento scende con la furia del lupo nelle cantine, il suo
mugolio scardina ogni fessure e, trascorrendo per i corridoi" trapela dagli usci
e comincia disperatamente a frusciare: quando si placa è il silenzio dopo il
crollo; una fuga".
Se la teoria esposta avesse fondamento, Campodimele potrebbe ambire
al titolo di "Centro climatico" e garantire il "rifornimento" di aria che
ossigenando i polmoni e il sangue, favorisce la buona salute ed il prolungamento
della vita;
Per ora consiglio ai lettori di andare a prendere una boccata d'
aria "longeva'" a Campodimele ...
Di certo non farà male; anzi ...
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